Paolo Iannelli e Vanessa Squadroni sulle pagine del Giornale dello Spettacolo, per parlare della ricostruzione della Basilica di Norcia
Con il primo lotto tecnici e operai ricostruiscono anche il campanile, la copertura della chiesa e le pareti. L’obiettivo è finire entro la primavera 2024
Data:
14 Ottobre 2022
A pochi giorni dagli anniversari del 26 e del 30 ottobre quando nel 2016 la terra in Centro Italia tornò a tremare sventrando tetto, pareti e navata della Basilica di San Benedetto a Norcia, il Giornale dello Spettacolo pubblica un articolo a firma di Stefano Miliani per riassumere il loro viaggio compiuto tra le macerie di Norcia, accompagnati a fine settembre dal Soprintendente Paolo Iannelli e dall’Architetto Vanessa Squadroni.

Facendo il punto della situazione di quanto compiuto nel primo lotto di lavori che riguarda la Basilica dedicata al Santo Patrono d’Europa, Milani riporta come il piccolo borgo della Valnerina sembri un groviglio di ponteggi, dove architetti, muratori, tecnici, ingegneri si adoperano per ricostruire la chiesa simbolo del paese (e non solo).
Nei pressi della Basilica, nel cantiere, stazionano ora le molte pietre numerate recuperate una a una dopo i drammatici avvenimenti del 2016. Pronte per essere reimpiegate e ricollocate dov’erano.
“Abbiamo ricostruito la cripta nella sua conformazione architettonica con la volta in muratura” – spiega Iannelli – “abbiamo ricollocato i pilastri nella navata, siamo arrivati a cinque metri d’altezza delle pareti, abbiamo ricomposto fedelmente con le pietre originarie il portale e l’arco gotico”. Elenca il Soprintendente Speciale del Ministero della Cultura, per poi lasciare spazio all’Architetto della Soprintendenza Umbria e direttore dei lavori che illustra come si sta procedendo con la ricostruzione ovverosia simulando, prima, la posizione a terra delle pietre e poi ricomponendole nel punto esatto del crollo.

Un processo, questo, reso più facile dall’utilizzo di materiale fotografico reperito anche grazie al contributo dei cittadini (ndr: maggiori info anche nella pagina dedicata alla Call to Action INSIEME#SANBENEDETTO – raccogliamo la memoria): “le usiamo per capire alcuni dettagli e per comprendere quali elementi sono vissuti come identitari: se gli abitanti hanno fotografato un certo angolo” – sottolinea Iannelli – “vuol dire che ha un valore per la comunità“.

Nell’articolo ci si sofferma anche sulle diverse polemiche nate nel corso degli anni. Ma dopo tre anni e mezzo di lavori, e due milioni di euro stanziati dal Ministero della Cultura , tutte le macerie – per la maggior parte materiale storico – sono state recuperate, selezionate e catalogate: “Quando si parla di ritardi non si sa che ricostruire una basilica significa prima ricomporre tutti gli elementi” – argomenta Paolo Iannelli, Responsabile Unico dei Procedimenti che riguardano la chiesa – “rendere stabile quanto pericolante e permettere alle ditte di lavorare. Il processo era già iniziato. Perché non basta ricostruire, bisogna ricostruire bene.“
D’altronde, ricorda Vanessa Squadroni nello scambio di battute con Stefano Miliani, i crolli hanno riservato anche qualche sorpresa: nella parete sinistra con la facciata alle spalle è venuto alla luce un affresco inedito di tardo ‘400 e i tecnici hanno riportato a vista una successiva nicchia cinquecentesca affrescata.

Riguardo la cripta poi, il cui tetto era andato completamente in frantumi e seppellita con il crollo del campanile insieme al transetto, i due riferiscono di una ricostruzione considerata quasi “un miracolo”: le volte, infatti, sono state ricomposte secondo lo schema originale dettato dalla posizione delle colonne ricollocare al loro posto. Mentre altre zone anch’esse ormai date per perdute stanno venendo piano, piano recuperate e ricomposte.
“San Benedetto non avrà più una muratura a sacco povera e incoerente come prima: riduciamo al massimo la sua vulnerabilità” – riferisce Squadroni, riportando come saranno usati materiali tradizionali ma migliorandone la capacità resistente e usando mattoni del tipo fatti a mano.
Dopotutto, l’Appennino centrale è tra le zone più sismiche d’Italia: una precauzione indispensabile. “Un cantiere antico è più complesso di uno moderno – ricorda Vanessa Squadroni – Noi applichiamo tecniche moderne e le regole dell’arte della muratura a una costruzione tradizionale”.

Con il primo lotto tecnici e operai ricostruiscono anche il campanile, la copertura della chiesa e le pareti. L’obiettivo è finire entro la primavera del 2024, se possibile entro il 2023.
Per maggiori informazioni:

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LA RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA
Ultimo aggiornamento
14 Ottobre 2022, 14:51
UFFICIO DEL SOPRINTENDENTE SPECIALE PER LE AREE COLPITE DAL SISMA DEL 24 AGOSTO 2016