RIETI: CHIESA DI SANTA CHIARA

Il complesso della chiesa e monastero di Santa Chiara è situato nel settore meridionale del centro storico di Rieti, nella parte superiore di via San Francesco e su un pendio che declina verso la riva destro del fiume Velino.

Il complesso della chiesa e monastero di Santa Chiara è situato nel settore meridionale del centro storico di Rieti, nella parte superiore di via San Francesco e su un pendio che declina verso la riva destro del fiume Velino. Nel primitivo impianto urbano, doveva trattarsi di una zona ricca di orti per la prossimità dell’acqua e, analizzando il perimetro della città romana, sembra che si tratti del punto in cui il fronte della cinta muraria antica si avvicinasse di più al corso del fiume.

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Chiesa di Santa Chiara – Rieti

La fondazione del monastero annesso alla chiesa risale al 1289, quando Papa Nicolò IV, primo pontefice francescano, concesse la casa del Beato Angelo Tancredi di Rieti, compagno di San Francesco, a quattro nobili donne reatine per viverci secondo le Regole del Terzo Ordine, approvate dal papa quello stesso anno. Successivamente, grazie all’apprezzamento dei fedeli reatini nei confronti delle loro opere, le sorelle riuscirono a costruirsi, presso la casa, una piccola chiesa che dedicarono a Santo Stefano, dal lascito di un possedimento chiamato “la tenuta di Santo Stefano”.

Intorno al XVI secolo, lo spazio destinato alle religiose fu ulteriormente ampliato, grazie a due monache di Santa Chiara che impiegarono l’eredità del famoso medico Paolo Bonamici di Aspra proprio per la costruzione della nuova struttura. Cominciata nel 1567, la chiesa fu consacrata nel 1594. Nello stesso periodo, le monache ottennero dal Pontefice Gregorio XIII il privilegio della clausura; facendosi già chiamare “monache di Santa Chiara”, le religiose abbracciarono la Regola dell’”Ordine delle Sorelle Povere di Santa Chiara”.

Nel corso dei secoli successivi, la chiesa uscì incolume dalle numerosissime scosse di terremoto che si erano succedute nel territorio, spesso con epicentro nei vicini comuni del reatino. Danni ingenti vennero registrati con il sisma del 1898 e ancora nel 1924, che si aggiunsero alla mancata manutenzione che sarebbe spettata al Comune di Rieti, il quale ne aveva ricevuto la gestione a partire dalla soppressione della Congregazione delle religiose francescane prescritta nel 1860 col Decreto del Marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, Regio Commissario Generale Straordinario per le provincie dell’Umbria. A seguito di tale evento, nel 1925 fu presentata un’istanza di contributo alla Direzione Generale del Fondo per il Culto (istituito nel 1866 per la gestione del patrimonio immobiliare dello Stato), per interventi di restauro divenuti ormai urgenti.

Nello stesso 1924 le suore clarisse, che fino a tale anno erano rimaste come semplici inquiline in una sola ala del monastero, riacquistarono dal Comune di Rieti, per la somma di L. 125.000, i locali dell’intero monastero, esclusa la chiesa, che rimase sempre a capo del Fondo per il Culto. Nel 1985 la proprietà della chiesa passò al “Fondo Edifici di Culto” (Ministero dell’Interno), subentrato ope legis al Fondo per il Culto.

La chiesa presenta una semplice facciata di tipo classico, con quattro lesene di ordine dorico che ripartiscono lo spazio e sorreggono l’architrave e il timpano triangolare. Il portale d’ingresso riprende il disegno della facciata e a destra della chiesa si innalza il campanile, la cui sommità è ripartita da bifore disposte su due piani. La chiesa è stata realizzata con l’utilizzo di pietra lavica locale; la facciata principale risulta caratterizzata da un’alternanza di finitura ad intonaco e di pietra liscia lasciata a vista per gli elementi decorativi architettonici, come le lesene, il timpano, il portale d’ingresso e i marcapiano. Le altre facciate, invece, risultano contraddistinte dal paramento murario lasciato a faccia vista. L’interno si presenta a navata unica, con ampie decorazioni barocche; una cancellata in ferro battuto separa l’aula dallo spazio presbiteriale, riservato alla clausura.

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Chiesa di Santa Chiara – Rieti
Dettaglio dell’interno a navata unica

L’altare maggiore è decorato da marmi policromi e statue in stucco e dietro ospita la cantoria, da cui si staglia un pregevole organo Fedeli, realizzato da Adriano Fedeli nel 1748, di cui rimane testimonianza in un cartiglio manoscritto conservato all’interno della secreta del somiere maestro, che recita: “Io Adriano Fedeli, feci in Rieti A.no D.ne 1748“. L’organo è riccamente decorato, con cassa lignea e prospetto curvilineo intagliato e dorato, fiancheggiato da quattro angeli a tutto tondo e sormontato da fastigio con stemma francescano coronato. Anche i fianchi della cassa sono intagliati a volute simmetriche.

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Chiesa di Santa Chiara – Rieti
Organo Adriano Fedeli

Stato di conservazione

A seguito delle prime scosse del terremoto del 2016, il complesso della chiesa e del monastero viene dichiarato inagibile e subito messo in sicurezza. Il corpo della chiesa presenta un quadro fessurativo diffuso, con importanti lesioni che indicano, tra l’altro, l’innesco del meccanismo di ribaltamento della facciata principale verso l’esterno. Tali lesioni sono amplificate in corrispondenza della parete attigua al campanile. Inoltre, le lesioni sul pavimento e lungo le pareti longitudinali indicano segni di possibili cedimenti non uniformi, probabilmente imputabili alla diversa natura dei suoli su cui sorge la chiesa.

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Chiesa di Santa Chiara – Rieti
Dettaglio

Descrizione degli interventi

Ad ottobre 2024 la Conferenza permanente ha approvato l’intervento di ricostruzione, riparazione e ripristino della chiesa di Santa Chiara, previo rispetto delle prescrizioni ricevute dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, in quanto bene sottoposto a tutela.

Come indicato nel DIP – Documento di indirizzo alla progettazione (2020), le finalità dell’intervento sono:

  • il ripristino della valenza estetica, simbolica, identitaria del bene;
  • il miglioramento sismico, vale a dire del comportamento strutturale inteso come capacità di resistere a nuovi terremoti;
  • recupero degli elementi architettonici e decorativi originari, che conferiscono identità al manufatto, ritrovati dopo il sisma e riutilizzabili.

Il progetto interessa l’intera unità strutturale e consta dei seguenti interventi:

  • inserimento di cerchiature metalliche su aperture da effettuarsi per l’esecuzione di interventi in fondazione;
  • consolidamento delle fondazioni mediante l’inserimento di micropali, connessi alla struttura muraria mediante profili metallici;
  • riparazione delle lesioni esistenti attraverso cuciture con barre d’acciaio inserite “a secco”;
  • inserimento di sottostrutture metalliche sull’intradosso del coro e del matroneo; revisione generale della copertura;
  • arrotatura e lucidatura del pavimento esistente all’interno della chiesa. Riguardo alla torre campanaria, si prevede la realizzazione di un endoscheletro metallico a collegamento degli impalcati esistenti all’interno, al fine di ridurne la vulnerabilità sismica.

Ulteriori dettagli, informazioni amministrative e contabili, nella Scheda N. 6 presente nella sezione La ricostruzione pubblica in atto.

Ultimo aggiornamento

30 Gennaio 2026, 12:46