RIETI: CHIESA DI SANTA LUCIA
Gli interventi previsti sono di tipo conservativo e includono pulitura controllata, riparazione di danni, ripresa, consolidamento di parti di intonaco e stucco distaccate, mancanti o ammalorate e successiva ripresa cromatica delle superfici
La Chiesa di Santa Lucia si trova nella omonima via di Rieti, a breve distanza dall’arco di Santa Lucia. L’annesso monastero occupa l’intero isolato delimitato dalla chiesa, da via San Pietro martire, da via Sant’Anna e da via Burò, ed è oggi sede di un polo culturale composto dalla biblioteca comunale Paroniana e dalla sezione archeologica del Museo civico.
Le prime notizie relative a un convento delle clarisse e a una chiesa di Santa Lucia a Rieti risalgono al 1237, anno in cui avvenne l’edificazione di un complesso, presso la località “Voto dei Santi”, fuori dall’abitato, per volere di Donna Isabella Savelli, che nel 1236 aveva chiesto al pontefice il permesso di poter fondare a sue spese due monasteri.
Grazie all’interessamento del beato Angelo Tancredi, uno dei dodici compagni di San Francesco, dal piccolo fabbricato iniziale sorse un monastero, il più antico tra quelli edificati nel reatino dalle clarisse.

Facciata, nell’ovale Santa Lucia che reca il calice con gli occhi e la palma
Da una lettera testamentaria del 7 marzo 1252 è noto che Madonna Risabella, una delle quattro figlie del nobile Teodino Veglianoctis e moglie di Giovanni Impernatarii di Rieti, lasciò i suoi beni al monastero di Santa Lucia “in insula de Yscla ordinis sancti Damiani“, l’isola fluviale che una volta formava i due rami del Velino. In quella data il monastero di Santa Lucia doveva essere esistente e fiorente: papa Niccolò IV con una bolla del 27 agosto 1289 concedeva indulgenze a chi avesse visitato la chiesa di Santa Lucia.
Del complesso originario non sono note ulteriori vicende per i tre secoli successivi, fino al 1566, quando le monache furono spostate in città sotto la giurisdizione del vescovo e collocate presso alcuni locali della Fraternità di Santa Maria, adattati ad accogliere le religiose dopo alcuni restauri. La Fraternità era stata costituita nel 1292 nella chiesa di Santa Maria delle Valli, la cui esistenza dal 1253 da una controversia giurisdizionale e poi nei secoli successivi da numerosi documenti, con una importante fioritura artistica nella prima metà del XVI secolo.
A partire dalla fine del XVI, con l’assegnazione alle clarisse nel 1574, la chiesa fu trasformata e abbellita e fu costruito un campanile (1583). Dapprima semplicemente riadattato, l’edificio originale fu interamente rimaneggiato nel corso del XVII secolo con l’intervento di Nazario Ferrari: l’aula unica fu tripartita, tramite la realizzazione di un atrio coperto da coro per le monache, e di un presbiterio, su cui nel 1682 venne eretta una cupola entro tamburo, coronata da lanterna circolare. Al 1652 risalgono l’ampliamento del vestibolo e la realizzazione della serliana.
La facciata, ultimata nel 1729, ha una raffinata struttura a edicola; il portale, ad andamento leggermente concavo, presenta una cornice a volute con ovale centrale decorato a stucco raffigurante Santa Lucia che reca il calice con gli occhi e la palma. Sull’angolo sinistro della facciata si innalza il campanile cinquecentesco, con due celle campanarie aperte da doppie arcate a tutto sesto.
L’interno ha mantenuto le caratteristiche seicentesche. Spicca il soffitto a cassettoni ligneo, con lo stemma della famiglia Vecchiarelli alla quale appartenevano le due sorelle monache Luisa e Lodovica Vecchiarelli che ne finanziarono la realizzazione, con al centro una tela ovale raffigurante la gloria di Santa Lucia, identificata dalla patera con gli occhi portata da un cherubino, opera del XVII secolo di ambito laziale.

Dettaglio soffitto ligneo a lacunari
L’altare maggiore in marmi policromi, opera dello scultore Nazario Ferrari (1688), è arricchito dal ciborio a forma di piccolo tempio, opera barocca di ambito romano della fine del XVII secolo, da una tela raffigurante Cristo risorto che benedice gli apostoli prima dell’ascensione, attribuita a Cesare Tuppi o a Giovan Giacomo Pandolfi, sormontata da una decorazione in stucco raffigurante Dio Padre e angeli, opera di Anton Maria Ravazzani. L’altare di sinistra ha una tela rappresentante San Lorenzo in preghiera di fronte alla Vergine e Sant’Anna di Ciro Ferri (1599).

Dettaglio altare maggiore di Nazario Ferrari
Nel 1863, dopo l’Unità d’Italia, chiesa e monastero furono espropriati dallo Stato, e il 4 dicembre 1886 le monache lasciarono il complesso. In seguito la chiesa fu utilizzata come magazzino municipale e il monastero fu trasformato in scuola elementare maschile. La chiesa fu restaurata nel 1917 e riaperta al culto nel 1924, pur rimanendo proprietà dello Stato; dal 1° settembre 1986 è parrocchia canonicamente costituita e recentemente è diventata parrocchia della diocesi ortodossa romena d’Italia.
Stato di conservazione
La chiesa di Santa Lucia ha subito una serie di danni causati dall’umidità e in particolar modo dallo sciame sismico attivatosi dal 24 agosto 2016, a seguito del quale si sono manifestati cinematismi che hanno avuto una serie di effetti sull’immobile sia dal punto di vista strutturale che architettonico.
I danni riscontrati riguardano l’arcone tra matroneo e navata, le superfici voltate del matroneo, l’arcone del presbiterio, la cupola, il tiburio, le coperture, dove le indagini resistografiche hanno rivelato un avanzato stato di degrado del materiale ligneo, tale da comprometterne la stabilità statica.
Per quanto riguarda le superfici esterne lo stato di conservazione si è rivelato molto variabile, con patologie e segni di degrado diversificati in base alla natura degli elementi architettonici e alla loro collocazione.

Ispezione 2021, interni

Ispezione 2021, interni
Descrizione degli interventi
Nel progetto sono previsti interventi strutturali inerenti la riduzione del rischio sismico, in modo tale da assicurare la funzionalità del complesso mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici e compatibilmente alla sua destinazione d’uso, ne consentano un accesso ed un utilizzo in totale sicurezza.
La progettazione è stata strutturata nel rispetto del miglior rapporto costi-benefici indirizzati all’esecuzione di un’opera pubblica di basso impatto ambientale, di manutenzione e gestione. Nella ricerca di un giusto equilibrio tra i diversi interessi sociali e collettivi, le analisi elaborate sono state condotte con lo scopo di prevenire ogni forma di conflittualità tra le esigenze di sicurezza e quelle
di tutela di un bene vincolato.
In base ai danni riscontrati e alle analisi di vulnerabilità condotte sono stati definiti una serie di interventi locali che consentono sia di incrementare il livello di sicurezza nei confronti dell’azione sismica, con riferimento ai meccanismi innescati dallo sciame sismico del 2016/17, sia garantire la stabilità statica delle coperture.
Tutti gli interventi hanno come elemento cardine l’intento di preservare il valore storico-artistico della struttura e sono stati studiati in modo da non intaccare, se non marginalmente, le superfici interne della chiesa, per lo più affrescate.
Gli interventi strutturali previsti riguardano:
- il matroneo, con il consolidamento della volta a botte e della volta a crociera mediante placcaggio estradossale con rete diffusa, la riduzione dei carichi agenti sulle due volte in modo da ridurne le spinte, l’inserimento di una catena che garantisca l’assorbimento delle spinte orizzontali dell’arco posto tra l’atrio ed il matroneo;
- il tiburio, con il consolidamento delle pareti laterali mediante la ristilatura armata e l’inserimento di diatoni, il consolidamento della superficie voltata mediante placcaggio estradossale con fasce di fibra d’acciaio, la riduzione dei carichi agenti sulla superficie voltata nell’ottica della riduzione delle spinte agenti, la revisione della catena esistente e la sostituzione con una di dimensioni adeguate per assorbire le spinte derivanti dal sistema che grava sull’arco posto tra la navata ed il presbiterio, la realizzazione di un cordolo in muratura armata in moda da garantire una cerchiatura sommitale dello stesso;
- la copertura della navata centrale e del tiburio, con la sostituzione degli elementi strutturali delle 10 capriate quali puntone, monaco e l’inserimento una catena aggiuntiva costituita da due funi d’acciaio, e l’inserimento di un cordolo in muratura armata che oltre a diffondere meglio i carichi della copertura solidarizza le capriate con il paramento murario sottostante. Il ripristino della struttura portante è progettata in modo da salvaguardare e preservare il pregio del cassettonato esistente. Il rifacimento del manto di copertura prevede un recupero dei coppi antichi presenti; per conservare la natura del tetto esistente, gli elementi di nuova fornitura, i controcoppi, verranno posti come canali, mentre i quelli recuperati saranno posizionati a coperta.
Sono state infine previste una serie sistematica di opere di natura manutentiva e migliorativa che permettano la messa in sicurezza di alcuni elementi con risultato duraturo nel tempo.
Gli interventi di restauro sono finalizzati al recupero delle superfici interne di pregio interessate dai consolidamenti e studiati in modo da non intaccare, se non marginalmente, le superfici interne della chiesa. Gli interventi previsti sono di tipo conservativo e includono pulitura controllata, riparazione di danni, ripresa, consolidamento di parti di intonaco e stucco distaccate, mancanti o ammalorate e successiva ripresa cromatica delle superfici.
Ulteriori dettagli, informazioni amministrative e contabili, nella Scheda N. 9 presente nella sezione La ricostruzione pubblica in atto.
Ultimo aggiornamento
30 Gennaio 2026, 12:42
UFFICIO DEL SOPRINTENDENTE SPECIALE PER LE AREE COLPITE DAL SISMA DEL 24 AGOSTO 2016